Segnali di ripresa per la chimica

Il ritorno alla crescita del settore nel 2024 può far bene all’intera industria italiana, poiché la chimica fornisce pressoché tutte le filiere, oltre a rappresentare la quinta manifattura del nostro paese.

di Alessandro Bignami

L’industria chimica italiana ed europea intravedono un’inversione di tendenza per il 2024, anno in cui la produzione dovrebbe tornare a crescere, seppure senza slanci e in uno scenario ancora incerto. Per quanto prudente (+1%) è però una previsione, quella tracciata dai dati Istat e Federchimica, che segna un cambio di direzione, dopo il -9% del preconsuntivo 2023. Una lenta ripresa che può far bene all’intero comparto industriale nazionale, poiché la chimica fornisce pressoché tutte le filiere, oltre a rappresentare in sé la quinta manifattura italiana, con 66 miliardi di euro di fatturato, 2.800 imprese e 112 mila addetti. Nemmeno l’export stavolta è venuto in soccorso, perché la domanda è stata fiacca anche nel mondo e soprattutto in Europa, destinazione principale dei prodotti chimici italiani.

Dopo la prima forte reazione alla pandemia, l’industria chimica è stata del resto uno dei comparti più penalizzati dalla crisi energetica degli ultimi due anni, visti anche i suoi rilevanti consumi. Ci sono già stati casi di razionalizzazione delle produzioni più energivore. Ancora oggi la questione non può certo dirsi superata, con i prezzi dell’energia che continuano a rimanere più alti del periodo precedente al Covid e con l’apertura del nuovo terribile fronte di guerra in Medio Oriente, di cui si teme un allargamento.

A rendere meno competitive le aziende chimiche italiane ed europee sui mercati internazionali è anche la differenza di prezzo dei prodotti energetici rispetto ad altre aree del mondo, come Usa e paesi del Golfo. Gli investimenti in corso da parte del settore verso le energie rinnovabili, la cogenerazione, l’economia circolare, l’efficientamento degli impianti e la riduzione dell’uso del gas naturale non consentono ancora, realisticamente, di ridurre in modo drastico il ricorso alle fonti fossili, sia per l’approvvigionamento di energia sia di materie prime.

La situazione in Europa è sostanzialmente in linea con quella italiana. Anche per Cefic, l’associazione dell’industria chimica europea, nel 2024 il settore rialzerà timidamente la testa: la crescita produttiva prevista è dell’1% dopo due anni negativi (-7,6% nel 2023 e -6,3% nel 2022). A ridare un po’ di vitalità alla domanda saranno un graduale recupero del potere di spesa delle famiglie, soprattutto a vantaggio dell’acquisto di beni, e il rallentamento dell’inflazione.

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