SCFM: lo stabilimento chimico farmaceutico a difesa dell’Italia
Lo SCFM – che fa parte dell’Agenzia Industrie Difesa – ricerca, sviluppa e produce farmaci e dispositivi sanitari per il personale militare e civile, oltre a stoccare antidoti contro attacchi chimici, batteriologici o nucleari. L’attenzione alle malattie rare e la lavorazione della cannabis a fini terapeutici sono ulteriori punti di forza della sua missione. ICF ha visitato il sito produttivo di Firenze.
di M. Poltresi, S. Ghioldi, A. Bignami
La sua storia è intrecciata strettamente con quella dell’Italia e anzi affonda le sue radici ancor prima dell’unificazione. Quello che dal 1976 si chiama Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare fu in origine il primo “laboratorio generale chimico farmaceutico” formato nel 1832 e poi istituito ufficialmente, il 26 giugno 1853, come ente preposto alla lavorazione dei preparati d’uso dal Regio Decreto di Re Vittorio Emanuele II.
Il suo compito, come si legge nell’articolo 1, era anzitutto preparare e fornire “i medicamenti che siano per occorrere al servizio sanitario e di veterinaria per l’Armata di terra, tanto negli Spedali militari, che presso i corpi e Stabilimenti, ove esistono Infermerie”.
Da allora il servizio chimico farmaceutico militare ha attraversato, al fianco delle Forze Armate e del Paese, tutte le più grandi emergenze e vicende della storia italiana: dalla lotta contro la malaria, a inizio ‘900, con la produzione del chinino di Stato, alle due guerre mondiali, dall’alluvione di Firenze al terremoto del Friuli, dal disastro di Cernobyl fino alla pandemia da Covid19. Lo Stabilimento visse uno dei suoi momenti più drammatici durante l’occupazione nazista, quando per rappresaglia i soldati tedeschi fucilarono al suo interno 12 fiorentini. Dall’iniziale sede di Torino, il servizio era stato infatti trasferito nel 1931 a Firenze, un punto geograficamente strategico per l’approvvigionamento e la distribuzione su tutto il territorio nazionale.
In oltre 170 anni il presidio produttivo non è mai venuto meno alla sua missione militare, civile e sociale, grazie soprattutto alla ricerca, lo sviluppo e la produzione di farmaci orfani e salvavita per patologie gravi che altrimenti non potrebbero essere trattate. Coopera inoltre con il Ministero della Salute alla Scorta Nazionale Antidoti che prevede lo stoccaggio di prodotti contro il bioterrorismo e incidenti chimici e nucleari.

Lo scorso 26 giugno sono stati celebrati con l’Alzabandiera i 172 anni dall’istituzione per Regio Decreto del laboratorio generale chimico farmaceutico, ovvero l’embrione dell’attuale Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare
L’unica officina farmaceutica dello Stato
Lo SCFM, noto anche come l’unica officina farmaceutica dello Stato, opera senza fini di profitto, in complementarità con le aziende private e in uno spirito di pubblico servizio. Dal 2001 lo Stabilimento è alle dipendenze dell’Agenzia Industrie Difesa, nell’ambito del Ministero della Difesa, e ha cominciato a lavorare anche per l’industria alimentare – producendo Elisir di china, Enocordial, Grappa, Anetolo – e cosmetica, con creme e soluzioni dermofile, shampoo, acqua di colonia e di lavanda.
A beneficio del Servizio Sanitario Nazionale e dei pazienti affetti da gravi malattie, in stretta collaborazione con l’AIFA, lo SCFM produce medicinali che non si possono trovare in altro modo, come: la Mexiletina per la terapia delle miotonie distrofiche e non distrofiche e di alcune aritmie cardiache; la Colestiramina per il morbo di Crigler-Najjar; la D-penicillamina, per il morbo di Wilson; la Tiopronina per la cistinuria; Niaprazina per i disturbi del sonno; lo Ioduro di potassio, antidoto all’esposizione ad isotopi radioattivi dello Iodio (I131).
Uno dei fiori all’occhiello del sito fiorentino è la linea di infialamento robotizzata per prodotti sterili, installata poco più di un anno fa. Con una velocità massima di 2.400 pezzi/ora, l’impianto riduce quasi a zero gli scarti, non subisce interruzioni, autoregola le proprie operazioni e automatizza anche le attività più critiche.
La linea opera nel reparto che produce gli antidoti per la Difesa in caso di attacchi chimici, batteriologici, radiologici e nucleari. Ideato e costruito in seguito alla pandemia da Covid, il reparto è in grado di essere convertito per la produzione di anticorpi monoclonali e vaccini, in caso di una nuova emergenza sanitaria, rispettando così pienamente la storica impostazione “dual use”, militare e civile, dello SCFM.ù

“La collaborazione è essenziale, sia all’interno sia verso le realtà esterne con cui interagiamo”
Lo scorso 26 giugno sono stati commemorati con un Alzabandiera solenne i 172 anni dalla creazione, per Regio Decreto, del deposito di farmacia militare con annesso laboratorio generale chimico farmaceutico, ovvero l’embrione dell’attuale Stabilimento.
Ha presieduto la giornata il Colonnello Arcangelo Moro, che nell’agosto del 2024 ha assunto la Direzione dello SFCM. La strategia del Direttore, emersa anche nel discorso ufficiale, punta molto a far leva sulla connessione, la sinergia e la collaborazione non solo fra i team interni ma anche fra lo stabilimento e gli enti esterni, pubblici e privati, che rappresentano il meglio dell’accademia, dell’industria, della ricerca del Paese in ambito chimico-farmaceutico. Una svolta che ha l’obiettivo di alzare ulteriormente l’efficienza e l’efficacia dello Stabilimento.
“Ritengo essenziale – ha detto nel corso della giornata il Colonnello Moro – il concetto di integrazione, sia interna, tra il personale civile e militare dello SFCM, sia esterna, con istituzioni civili, militari, enti regolatori, associazioni di categoria, università, enti di ricerca, aziende pubbliche e private”.
Fondamentale per il futuro dello SCFM, per il Colonnello, sarà il ruolo della ricerca scientifica: “Deve essere il motore dell’innovazione tecnologica dello Stabilimento. Per questo, lo sviluppo del Centro di farmacologia e chimica applicata dovrà, in sinergia con altri centri all’avanguardia, sviluppare la ricerca medica, farmacologica e biologica, apportando progressi significativi nella prevenzione, diagnosi e cura delle malattie e migliorando la salute e la longevità della popolazione; e dovrà aiutare i decisori a fare scelte informate su questioni scientifiche, tecnologiche e ambientali”.
Il Colonnello Moro ha chiesto infine a tutto il personale militare e civile impegnato nello stabilimento “un’alta consapevolezza del proprio ruolo e la massima responsabilizzazione ad ogni livello sulle attività svolte”, anche alla luce del processo di internalizzazione che vede lo SCFM inserito per conto del Ministero della Salute nel progetto europeo JA STOCKPILE – Joint Action on Comprehensive and Sustainable Strategic Stockpiles of Medical Countermeasures, e per conto dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo alla ricostruzione del reparto neonatale di Odessa in Ucraina.

Il Direttore dello SCFM, Colonnello Arcangelo Moro, ha ricevuto lo scorso 6 giugno dal Presidente Eugenio Giani il “Pegaso d’Oro”, la più alta onorificenza della Regione Toscana che viene assegnata a personalità che si sono distinte per il servizio alla comunità nazionale e internazionale
Progetto Cannabis: un processo all’avanguardia per sfruttare le potenzialità della pianta, soprattutto nella cura del dolore
Nel 2015, a seguito dell’accordo di collaborazione tra il Ministero della Difesa e della Salute, ha preso il via presso lo SCFM il Progetto Cannabis, che prevede la coltivazione standardizzata di cloni della pianta e la lavorazione farmaceutica dell’infiorescenza femminile attraverso l’essiccazione, la macinazione e il confezionamento. Lo Stabilimento è l’unico ed esclusivo produttore in Italia, con la coltivazione di due varietà: la FM1 contenente THC e la FM2 contenente THC e CBD. La distribuzione avviene in preparazioni galeniche affidate ai farmacisti su prescrizione medica. È in corso inoltre un progetto di ricerca e sviluppo di estratti oleosi da cannabis, che dovrebbe portare alla produzione del primo olio entro il 2026.
I derivati della cannabis trovano impiego clinico soprattutto in alcune malattie neurologiche, nella terapia del dolore cronico, sia oncologico sia neuropatico, e nella chemioterapia. La cannabis viene applicata per esempio nel trattamento della sclerosi multipla, della malattia di Parkinson, della corea di Huntington, della sindrome di Gilles de La Tourette, di alcune forme di epilessia, della nausea e vomito da chemioterapia.
Abbiamo avuto l’opportunità di visitare di persona, accompagnati dal Colonnello Arcangelo Moro e alcuni tecnici specialisti dello SCFM, i reparti dedicati alla lavorazione della cannabis, a partire dalle serre per la coltivazione. Qui, ci hanno spiegato, nulla è lasciato al caso. Il monitoraggio delle piante è attivo 24 ore al giorno per tutto l’anno. Le serre devono essere sempre tenute in precise condizioni ambientali e in qualsiasi momento ci sia un malfunzionamento, per esempio dell’impianto di climatizzazione o di illuminazione, interviene immediatamente la squadra di manutenzione. Le condizioni ambientali – come temperatura, umidità e illuminazione – sono costantemente monitorate da un sistema di videosorveglianza e sensori di controllo.
Fase cruciale della coltivazione è il nutrimento, che è stato oggetto di approfonditi studi scientifici per lo sviluppo di metodi che stabilizzino la produzione delle piante di cannabis. Il sistema di nutrimento si basa sulla coltura idroponica: un impianto di fertirrigazione apporta acqua e sali minerali. Le piante sono coltivate senza radici, quindi la loro crescita risulta particolarmente delicata, ma ad oggi lo SCFM ha portato il tasso di sopravvivenza quasi al 100%. Il sistema di fertirrigazione, sviluppato all’interno dello Stabilimento, consente di impostare i parametri e le ricette per la somministrazione delle sostanze nutritive, come potassio, fosforo, azoto ecc.
Un’altra tecnologia importante per la coltivazione è rappresentata dall’impianto di illuminazione, che può emettere luce completamente bianca, oppure di altri colori, come rosso e verde, a seconda della fase di crescita della pianta.
Al termine della coltivazione in serra, le infiorescenze vengono separate dal resto della pianta mediante trimmatura e poi essiccate. A quel punto comincia la lavorazione farmaceutica vera e propria all’interno del reparto API (Active Pharmaceutical Ingredients) che, processando sostanze attive, è sottoposto ai controlli dell’AIFA. La lavorazione prevede la macinazione delle infiorescenze e la loro ripartizione in flaconcini da 5 g. I flaconcini vengono poi trasportati negli unici due centri in Italia abilitati all’irraggiamento gamma, per l’abbattimento della carica batterica. Una volta rientrati allo SFCM, i prodotti vengono sottoposti ad analisi chimiche e microbiologiche e, una volta verificata l’idoneità, sono rilasciati in lotti pronti per la consegna ad oltre 200 farmacie ospedaliere.

La linea robotizzata di infialamento per farmaci sterili è uno dei fiori all’occhiello dello Stabilimento, che punta su innovazione tecnologica e ricerca scientifica






































































