Octave porta dati e IA nel cuore dell’industria

Il vicepresidente Marco Radice spiega l’evoluzione che ha condotto alla nascita e al distacco dal gruppo Hexagon di una nuova società interamente focalizzata sul mondo software. Con l’obiettivo di rispondere velocemente a esigenze sempre più complesse. 

a cura di Alessandro Bignami

La divisione software all’interno di Hexagon è stata protagonista, negli ultimi anni, di un’evoluzione graduale, ma sempre più evidente, distinguendosi per coerenza e velocità di crescita. Tanto da assumere una autonomia e una specializzazione che hanno portato alla formazione, al distacco e al lancio, all’inizio di marzo, di una nuova società: Octave. Essa riunisce le business unit Asset Lifecycle Intelligence e Safety, Infrastructure & Geospatial di Hexagon, insieme alle attività di Bricsys, ETQ e Projectmates. Octave può così focalizzarsi sulla propria mission: portare dati, software e intelligenza artificiale al centro dei sistemi industriali e infrastrutturali più complessi.

In questa intervista, Marco Radice, Vice President Octave & Ceo of Intergraph Engineering Environment Services Spa, ci aiuta a comprendere i passaggi di questa operazione e la strategia in cui è inserita.

Può sintetizzare le fasi che hanno portato alla scissione di Hexagon e alla nascita di Octave?

“La storia della nascita di Octave affonda le sue radici in un’evoluzione graduale, ma sempre più evidente. Negli ultimi anni, all’interno di Hexagon si è sviluppata una divisione software che ha iniziato a distinguersi per coerenza, solidità e velocità di crescita. Una crescita che procedeva in parallelo rispetto ai pilastri storici dell’azienda, legati alla misura, ai sensori e alle tecnologie industriali.

A un certo punto è diventato chiaro che quella componente software stava giocando con regole proprie: richiedeva cicli decisionali più rapidi, investimenti diversi e un posizionamento di mercato più vicino al mondo dei dati e dell’intelligenza artificiale che non a quello dei sistemi fisici. Da qui la scelta, maturata in modo naturale, di riunire queste attività sotto un’unica bandiera e dare vita a Octave.

Il risultato è una doppia traiettoria di crescita. Da un lato, Hexagon continua a rafforzarsi nel suo territorio tradizionale, puntando su robotica, automazione e tecnologie di misura. Dall’altro lato, Octave nasce come società software pura, con una missione definita: portare dati, software e intelligenza artificiale al centro dei sistemi industriali e infrastrutturali più complessi”.

 

Octave Marco Radice

Marco Radice, Vice President Octave & Ceo of Intergraph Engineering Environment Services Spa

Quali sono gli obiettivi di questa scelta strategica?

“L’obiettivo è chiarezza e focalizzazione. Con Octave stiamo puntando con decisione sulla specializzazione. Vogliamo essere un pure player per tutte le organizzazioni che progettano, costruiscono, gestiscono e proteggono asset industriali e pubblici in settori come quello dei trasporti, dell’energia, del farmaceutico, del chimico, delle utility, della difesa e della sicurezza pubblica.

I nostri clienti affrontano una complessità crescente. In Italia lo vediamo in molti comparti. Che si tratti di un’azienda farmaceutica come Chiesi, di un leader dell’ingegneria come Tecnimont o di una utility idrica come Gruppo CAP, la domanda è la stessa: come modernizzare i sistemi, migliorare le prestazioni e rispondere a requisiti normativi più stringenti senza interrompere le operazioni?

Allo stesso tempo, città come Milano, Genova e Palermo affrontano pressioni simili su scala urbana, dove infrastrutture, mobilità e sistemi di sicurezza pubblica devono evolvere senza pause. Ciò di cui hanno bisogno non sono soluzioni generiche, ma strumenti progettati per i loro ambienti specifici. È esattamente questo il senso della nostra scelta strategica”.

Rimarranno delle sinergie con il gruppo Hexagon? Quali saranno invece le maggiori differenze dalla gestione precedente?

“Sì, il rapporto con Hexagon rimane molto solido. Continueremo a valorizzare le tecnologie, le innovazioni e le relazioni con i clienti di entrambe le realtà. In molti casi, il vero valore nasce dalla combinazione tra tecnologie fisiche e intelligenza software, soprattutto quando si collegano la raccolta dei dati dal mondo reale con modelli digitali e analytics.

Quello che cambia è il modello operativo. Prima, queste attività erano parte di una struttura di gruppo più ampia, con priorità differenti. Ora, come Octave, possiamo concentrarci esclusivamente sul software, orientare gli investimenti in quella direzione e muoverci con maggiore rapidità, mantenendo al tempo stesso un forte legame tecnologico e commerciale con Hexagon. Allo stesso tempo, abbiamo la dimensione necessaria per supportare i clienti su larga scala, con oltre 7.000 specialisti nei settori in cui operiamo, distribuiti in 42 Paesi”.

Cambierà qualcosa riguardo l’assetto e la presenza nel mercato italiano?

“L’Italia è uno dei nostri mercati principali e non ci sarà alcuna interruzione né a livello di struttura né di presenza. I nostri team restano al loro posto, le relazioni con i clienti proseguono e il nostro impegno verso il mercato rimane invariato. Ciò che evolve sono il nostro posizionamento e una maggiore chiarezza nella proposta.

In Italia, dove molti asset hanno cicli di vita molto lunghi, i sistemi sono eterogenei e la modernizzazione deve avvenire senza interrompere le operazioni, questa integrazione riveste un valore particolarmente rilevante. Ci permette di collegare ciò che accade sul campo con ciò che viene modellato, analizzato e ottimizzato digitalmente”.

Octave

La maggiore focalizzazione su software e intelligenza artificiale quali vantaggi porterà ai clienti e agli investitori di Octave?

“Per i nostri clienti, il vantaggio è molto concreto. Oggi si trovano a gestire sistemi frammentati e grandi volumi di dati difficili da utilizzare, spesso distribuiti tra strumenti di ingegneria, sistemi operativi e informazioni raccolte sul campo. Il nostro ruolo è connettere questi dati lungo l’intero ciclo di vita, dalla progettazione alle operazioni fino alla protezione degli asset, trasformandoli in insight realmente utilizzabili grazie a un’intelligenza artificiale costruita sul dominio industriale. L’obiettivo è fornire informazioni prioritarie e prescrittive, non un ulteriore sovraccarico di dati. Questo è particolarmente rilevante in ambienti dove le decisioni devono essere rapide e dove il costo dell’errore è elevato”.

Su quali soluzioni punterete per soddisfare le esigenze dei settori industriali più avanzati, come quello chimico-farmaceutIco?

“Nei settori come quello chimico e farmaceutico, le priorità sono molto chiare e profondamente concrete. La prima riguarda la gestione delle prestazioni degli asset. Queste industrie richiedono continuità operativa e qualsiasi guasto può produrre conseguenze immediate, sia operative che regolatorie. Le nostre soluzioni permettono di anticipare i problemi, standardizzare le pratiche di manutenzione e ottimizzare le prestazioni su tutti i siti.

La seconda è la gestione della qualità. I requisiti regolatori stanno aumentando e la conformità non può più essere trattata come un esercizio periodico, ma deve essere integrata nelle operazioni quotidiane. I nostri sistemi garantiscono tracciabilità, readiness per audit e controllo costante. La terza riguarda la scalabilità tra siti. Una delle principali sfide nel settore farmaceutico consiste nel replicare le prestazioni da uno stabilimento all’altro, soprattutto per le organizzazioni cresciute tramite acquisizioni o che gestiscono più impianti con sistemi differenti. Le nostre piattaforme rendono possibile un approccio unificato alla gestione degli asset, della qualità e delle operazioni, semplificando questa scalabilità.

Infine, simulazione e integrazione. Combinando dati industriali, digital twin e contesto geospaziale, consentiamo agli operatori di modellare gli impianti, valutare i rischi e ottimizzare le decisioni prima che abbiano impatto sulla produzione. Dalla precisione al micron fino ai digital twin di interi stabilimenti o persino di città, sono le esigenze del cliente, non l’imitazione tecnologica, a determinare il livello di dettaglio necessario.

Quello che osserviamo oggi è che i nostri clienti hanno soprattutto bisogno di prevedibilità e visibilità: sulle operazioni, sui rischi, sulle priorità e sulle opportunità. Ed è esattamente ciò che Octave è progettata per offrire”.

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