Digitalizzazione e fattore umano: da 30 anni al servizio della Qualità
Dalla nascita di Analysis nel 1995 al recente ingresso in Var Group: Pier Alberto Guidotti ripercorre la lunga esperienza nella gestione del dato per il miglioramento dei processi aziendali. E racconta la rivoluzione dell’IA, ma anche perché l’intelligenza e la creatività dell’uomo resteranno centrali.
di Alessandro Bignami
Compie 30 anni il sogno di Pier Alberto Guidotti, un ingegnere che, esplorando a fondo la tecnologia e vivendo da protagonista la rivoluzione digitale, ha finito per scoprire qualcosa di ancora più grande: l’uomo. “Ho imparato che la tecnica più avanzata serve a poco, se non è ben divulgata e se non si mettono al centro la persona, la relazione, la squadra”.
Guidotti fondò Analysis nel 1995, con l’obiettivo di occuparsi di Qualità attraverso la gestione del dato e la digitalizzazione dei processi aziendali. La suite Qualiware offre un sistema completo per la gestione della qualità e per la conformità alle normative, oggi sempre più integrato con applicazioni di intelligenza artificiale. A un anno dall’ingresso di Analysis in Var Group, abbiamo incontrato l’ingegner Guidotti, che ha fatto un bilancio del percorso compiuto finora e sulle prospettive future, oltre a illustrarci le nuove funzionalità di Qualiware.
Pier Alberto Guidotti, a 30 anni dall’inizio dell’avventura di Analysis è tempo di bilanci. Quali sono stati i passaggi fondamentali nella storia della società, da poco entrata in Var Group?
“Tutto è nato da un sogno che coltivavo quando ero un giovane fresco di laurea in ingegneria: cioè quello di creare un software che aiutasse le aziende a migliorare i loro processi attraverso la digitalizzazione. Oggi appare un obiettivo banale, ma 30 anni fa non lo era per niente. Anche l’esempio dei miei genitori, entrambi imprenditori in settori diversi, ha contribuito a trasmettermi il desiderio di portare avanti un progetto mio. Così, dopo qualche anno da libero professionista in campo informatico, ho fondato Analysis. Con un pizzico di incoscienza – devo ammettere con il senno di poi – dato che avevo sì molte idee, ma ancora nessun cliente!”

Qui e nella foto sotto: immagini della Open House organizzata da Analysis a fine maggio presso il Museo Ferruccio Lamborghini a Funo di Argelato (BO)
Piano piano però i clienti sono arrivati e la sua “creatura” è cresciuta…
“Sì, siamo cresciuti, anche se lentamente. Ho cercato fin dall’inizio di lavorare sulla Qualità attraverso la gestione del dato aziendale. In realtà negli anni ’90 non erano molte le imprese disposte a investire sui software per la gestione della Qualità. La svolta è arrivata con la crisi finanziaria del 2008. Cambiammo anzitutto noi stessi: buona parte del personale venne rinnovato, alcuni collaboratori uscirono mentre ne arrivarono di nuovi, molti dei quali sono tuttora in azienda.
Ma cambiò soprattutto il mercato. Le aziende compresero che il sistema di Qualità non era una questione di immagine, ma un elemento centrale per essere competitivi e rispondere alla richiesta dei propri clienti. Ecco, da quel passaggio epocale non abbiamo più smesso di crescere, pur senza picchi e senza fare passi più lunghi delle nostre gambe. Finché nel 2019 abbiamo dato vita alla nostra partnership industriale con Var Group, che oggi si è ulteriormente estesa. Rispetto a sei anni fa siamo cresciuti sia in termini di persone sia di fatturato, che sono raddoppiati; le opportunità sono aumentate e la mia esperienza di imprenditore, grazie all’integrazione in Var Group, è notevolmente evoluta”.
La storia di Analysis ha accompagnato fin dagli albori la rivoluzione digitale che stiamo ancora vivendo…
“È vero, abbiamo aperto l’attività nel 1995, proprio quando esplose l’uso dei computer in azienda e si cominciò a parlare di gestione del dato, a costruire le prime reti fra PC e l’informatica divenne veramente ‘personale’. Ora con l’intelligenza artificiale stiamo vivendo un impatto comparabile all’avvento di Windows negli anni ’90”.
Avete definito l’IA un’alleata imprescindibile per la gestione della compliance e della sostenibilità. Ci può spiegare meglio?
“Quando ci siamo visti l’ultima volta per un’altra intervista, nel 2024, ancora l’IA non poteva gestire certe operazioni a causa di alcuni limiti del provider dei servizi. In un anno sono stati fatti molti passi avanti, sia nella potenza di elaborazione di questi provider – per esempio OpenAI, che integriamo nei nostri sistemi – sia nella capacità di elaborare dati. L’ultima versione del sistema Qualiware, lanciata alla nostra OpenHouse a fine maggio 2025, presenta l’IA su ogni maschera.
Quindi ora l’utente può essere supportato, in qualsiasi punto del sistema si trovi a lavorare, dalle funzionalità intelligenti dell’applicazione Codriver: per esempio nella redazione di testi e nell’elaborazione di informazioni presenti nel database dell’azienda. Essendo integrato in Qualiware, Codriver può accedere a tutta la documentazione già caricata nel sistema e non solo a quella del file in lavorazione, come invece accade con altri strumenti di IA”.

Il supporto dell’IA interviene anche sull’originalità dei contenuti e delle azioni dell’operatore?
“L’apporto creativo della persona viene supportato efficacemente, soprattutto negli aspetti formali e relativi alla correttezza tecnica del lavoro. Il contributo originale dell’operatore non viene quindi sostituito o alterato. L’idea e l’efficacia di ogni operazione continuano a dipendere dalla persona. Anzi, questo strumento consente a un creativo di concentrarsi meglio sulla propria idea, affidando gli aspetti più tecnici e ‘noiosi’ all’intelligenza artificiale.
Questo può valere sia nella stesura di una e-mail sia nella scrittura del codice in fase di sviluppo di un software: è sufficiente che il programmatore indichi i propri obiettivi e Codriver scrive direttamente il codice. È evidente che il risultato non sarà perfetto e andrà revisionato, ma il risparmio di tempo è impressionante”.
Le aziende sono in grado di sfruttare queste grandi potenzialità?
“Non del tutto. Prevale ancora una lettura ludica o superficiale dell’IA. La sua portata rivoluzionaria è chiara ormai a tutti, ma pochi hanno capito come può cambiare concretamente il proprio lavoro quotidiano. Magari senza esserne del tutto consapevoli, ma presto tutti useremo strumenti basati sull’IA. E chi non lo farà si troverà fuori dal mercato. L’originalità del contributo umano in ogni caso resterà indispensabile”.
Offrite servizi di assistenza e formazione per gli utilizzatori dei vostri sistemi?
“I cambiamenti richiedono formazione. Per noi l’assistenza è quindi un fattore competitivo determinante. Siamo portatori di un contenuto innovativo immenso e siamo chiamati a comunicarlo correttamente. Solo così faremo davvero la differenza. Dobbiamo ancora insistere e lavorare su questo punto, altrimenti il mercato non sarà pronto a recepire e attuare il cambiamento. Ci stiamo già muovendo su vari fronti, con webinar, corsi e divulgazione sui media specializzati. Intendiamo ora organizzare dei momenti di incontro sia nella nostra sede sia sul campo per illustrare degli esempi pratici”.

La suite Qualiware offre un sistema completo, e oggi sempre più integrato con l’IA, per la gestione della qualità e per la conformità alle normative
Rispetto all’anno scorso l’applicazione Codriver mette quindi a disposizione maggiori funzionalità?
“Sì, oltre all’integrazione in tutte le maschere del sistema, a cui accennavo, Codriver è ora in grado di gestire una quantità molto superiore di informazioni e quindi di offrire risposte più mirate. Basti pensare che fino all’anno scorso era possibile fornire al sistema fino a 16 mila token, adesso fino a un milione (una parola può corrispondere ad uno o più token, ndr)”.
Oltre a elaborare dati e fornire risposte e informazioni, Codriver può arrivare a decidere e agire direttamente?
“Codriver non compie propriamente delle azioni, ma indica le direzioni, imposta il layout di un flusso in cui molte operazioni da manuali diventano automatiche. Classifica documenti. Automatizza la loro lettura e valutazione, per esempio verificandone validità e scadenza. Qualcuno potrebbe obiettare che c’erano già sistemi in grado di farlo. Però questo poteva avvenire solo dopo un faticoso lavoro di programmazione e lo sviluppo di algoritmi che riuscissero a includere tutte le variabili. L’IA fa a meno di questi passaggi. Ecco perché si tratta di un salto epocale”.
In che modo le vostre soluzioni digitali supportano le aziende chimiche e farmaceutiche in una fase incerta come l’attuale?
“Prendo in prestito le parole recentemente pronunciate dall’amministratrice delegata di Var Group, Francesca Moriani: lei dice che le aziende sono consapevoli del fatto che, per attraversare le tempeste di oggi, devono innovare. E l’innovazione, aggiunge, non può che passare per l’IA e il digitale.
Noi dovremo essere bravi ad aiutare le imprese non a cambiare i propri prodotti, ma a produrli in modo innovativo, spingendo sulla digitalizzazione dei processi. Dunque, abbiamo fiducia nel futuro. D’altronde, le tante crisi che l’economia ha vissuto negli scorsi decenni sono state superate proprio dalle aziende che hanno fissato lo sguardo su ciò che sarebbe venuto dopo. Dobbiamo però divulgare in modo più efficace le innovazioni che stiamo sviluppando”.
L’uomo non deve temere l’IA?
“Assolutamente no. Corre però un reale rischio chi, non capendo come funziona, si affida completamente al sistema. Bisogna continuare a coltivare il senso critico e non rinunciare all’intelligenza umana. Allo stesso modo, è sbagliato rifiutare l’IA perché non è perfetta e ogni tanto prende degli abbagli. Occorre trovare un giusto equilibro. Da appassionato di aerei, faccio spesso il paragone con il pilota automatico: una tecnologia indispensabile per aiutare il pilota in carne e ossa, ma guai se quest’ultimo non restasse al comando, pronto a intervenire con tutta la sua esperienza e il suo intuito”.

Il nuovo logo di Qualiware enfatizza l’evoluzione dell’azienda, che è entrata a far parte di Var Group
Come mai avete cambiato il logo e l’immagine aziendali? Su quali idee avete lavorato?
“Volevamo comunicare anche visivamente l’integrazione in Var Group. In pratica abbiamo unito i nostri vecchi colori ai loro e l’effetto ci è piaciuto molto. Forse questa fusione era predestinata (sorride). Il nuovo logo enfatizza l’evoluzione dell’azienda, che è entrata a far parte di un ecosistema più grande, forte e ricco di nuove opportunità. Tra l’altro siamo stati inseriti nella Business Unit focalizzata su compliance e sostenibilità. Questo ci dà un ruolo e un’identità ben definiti all’interno del Gruppo. Insomma, siamo gli stessi di prima, ma anche qualcosa di più”.
Com’è cambiato l’approccio al business con l’integrazione in Var Group?
“Con l’ingresso in Var Group abbiamo dato vita ad un vero e proprio centro di competenza dedicato a sviluppare soluzioni e servizi per la sostenibilità. Lavoriamo a stretto contatto con gli altri centri competenza per supportare le imprese nel loro percorso di evoluzione digitale in Italia e in altri 13 paesi nel mondo. C’è stato un profondo lavoro di scambio e integrazione di soluzioni e competenze”.
Cosa l’ha segnata di più in questi 30 anni di esperienza e come vede il prossimo futuro?
“Sono un ingegnere appassionato che ha cercato di esplorare la tecnologia su tanti fronti. Ma la più grande lezione che ho tratto dal campo è che il fulcro di tutto non è la tecnologia, ma l’uomo. Come mi insegnò un ingegnere che tenne un corso tanti anni fa, la tecnica è importante ma serve a poco se non sappiamo comunicarla e metterla davvero al servizio della persona.
Anche all’interno della propria azienda è fondamentale puntare sulla divulgazione, sul dialogo, sulle relazioni e la costruzione di una squadra affiatata. Quanto al futuro, continueremo a dare il nostro contributo con competenze e visione, rafforzando il ruolo di competence center per la compliance e la sostenibilità”.
Nella foto in apertura: Pier Alberto Guidotti, fondatore e Ceo di Analysis







































































