La Chimica è l’industria delle industrie

Essendo presente nel 95% dei manufatti, incide su quasi tutti i settori. Secondo i dati diffusi da Federchimica, 100 euro investiti in valore aggiunto nella chimica attivano 232 euro lungo le altre filiere.

di Alessandro Bignami

La chimica viene definita l’industria delle industrie. Essendo presente nel 95% dei manufatti, incide infatti su quasi tutti i settori, con un effetto moltiplicatore sull’intera economia. Secondo i dati diffusi da Federchimica nell’annuale assemblea, 100 euro investiti in valore aggiunto nella chimica attivano 232 euro lungo le altre filiere. Ma soprattutto, nonostante le incertezze globali e il rallentamento della produzione, la chimica continua a proporsi come un riferimento dell’industria moderna, puntando forse come nessun altro settore su valori come la transizione ambientale, la responsabilità sociale, la sicurezza, le buone relazioni con i sindacati. Valori che non vengono attestati solo da campagne di marketing, ma dai dati. Negli ultimi 35 anni la chimica ha dimezzato i consumi energetici e ha abbattuto le emissioni dirette di gas serra del 70%, quindi ben oltre la già ambiziosa asticella del -55% chiesto dall’Europa entro il 2030. L’incidenza degli infortuni è inferiore del 40% alla media manifatturiera e il loro numero, a parità di ore lavorate, è calato dell’80% dal 1990. Passi avanti anche nell’economia circolare: la filiera chimica destina al riciclo il 49% dei rifiuti, mentre nel 2015 era il 23%. Infine il contratto nazionale è stato rinnovato prima della scadenza naturale, favorendo pace sociale e benessere dei lavoratori.

La questione energetica

Questi sono i valori a cui il presidente di Federchimica Francesco Buzzella ha invitato a guardare durante l’assemblea, mostrando ancora una volta come il settore abbia saputo migliorarsi e assumere una crescente responsabilità ambientale e sociale. Un’evoluzione proseguita anche in questi anni molto complessi, in cui la cosiddetta policrisi ha messo a dura a prova le produzioni chimiche europee e ridimensionato o chiuso diversi stabilimenti. Per frenare la deindustrializzazione, secondo Buzzella una delle priorità da affrontare è il tema energetico, a cui la chimica è legata a doppio filo, usando le fonti fossili sia come risorsa di energia sia di materia prima. A suo avviso un quadro normativo che punti sulla neutralità tecnologica, con un uso sostenibile delle fonti, non definibili buone o cattive in sé, è la strada da seguire. Si tratta di una questione più che mai urgente per l’Italia, dove il prezzo dell’energia è stabilmente tra i più alti d’Europa.

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